PEDIATRIA SI’, MA LA MIGLIORE CHE CI SIA!

                                                                                                                                                                                             Padova 30 Giugno 2018
Leggere gli articoli sulla nuova Pediatria di Padova ci ha riportato alla mente una storiella che narra di un apprendista diavolo, che raccogliendo un pezzo di verità voleva convincere le persone che si trattasse di un errore, per trarle in inganno e farle peccare. Il maestro anziano gli rispose: “Si vede chiaramente che non sei esperto, li convinceremo invece che quel pezzo è tutta la verità”.
Tutti coloro, dal Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Luciano Flor al Sindaco di Padova, che in questi giorni stanno prendendo posiz
ioni difensive verso la costruzione della nuova Pediatria, come se qualcuno la volesse osteggiare in quanto nuovo polo ospedaliero per la cura dei bambini malati, stanno raccontando solo un pezzo di verità. Le posizioni contro il complesso della Pediatria non sorgono, infatti, come negazione alla necessità della struttura, ma contestano le caratteristiche della costruzione proposta.

La necessità della nuova Pediatria, mai contestata da nessuno (neanche da noi ora), è passata per svariate proposte.
– Spostamento nell’ospedale del Sant’Antonio, già ristrutturato con norme antisismiche, per farne un “Polo Materno Infantile” (dichiarato dallo stesso Flor nel maggio 2016). Questo complesso nelle prospettive del nuovo polo ospedaliero non ha ancora una nuova “destinazione d’uso” e quindi ci chiediamo come in futuro verrà utilizzato.
– Spostamento nell’area Padova-est. In tal caso la struttura sarebbe stata inserita in un contesto ambientale d’eccellenza e avrebbe avuto la vicinanza di altre strutture come l’ostetricia, per garantire un vero polo mamma-bambino. Le moderne strutture per bambini sono caratterizzate, infatti, dalla necessità di un contesto esterno che sia armonico con la natura e permetta, attraverso l’immersione in aree verdi, una miglior reazione dei pazienti.
– La demolizione dell’attuale pediatria (posta malamente davanti al rinascimentale bastione Cornaro) pare sfumata e, secondo le ultime indicazioni, verrebbe mantenuta senza conoscerne, anche qui, l’uso futuro.

In tutti questi progetti l’unica nota negativa sembrava essere il fattore tempo, ma siamo sicuri che con il nuovo progetto (di cui parleremo tra poco) abbiamo davvero risparmiato tempo? Ad oggi non c’è nulla di fatto! La progettualità di una semplice parallelepipedo (che “va bene per tutto”) è ben diversa da strutture già esistenti o future che possono davvero dirsi moderne e a misura di bambino, come l’ospedale Meyer di Firenze (a sinistra) o il progetto dell’hospice (per quanto riguarda l’inserimento nel contesto paesaggistico) di Renzo Piano per Bologna (a destra).

Nel 2016 il progetto che ha messo tutti d’accordo (compresa la Regione) era la realizzazione di un nuovo edificio al posto dell’attuale reparto di Pneumologia: 7.600 metri quadrati su quattro piani, costo complessivo di circa 23 milioni di euro, realizzazione in massimo quattro anni.
Nel 2017 il progetto è diventato: 12.660 metri quadrati al netto del piano tecnico (totale 14.400 metri quadrati) su 8 piani (7 e uno tecnico), costo complessivo di circa 54 milioni di euro, realizzazione in massimo due anni.


Sorgono alcune riflessioni.

– C’è davvero la necessità di una struttura così grande, visto le sopracitate strutture che rimarranno senza una destinazione d’uso precisa?
– Come si è passati dalla necessità da 4 piani a 8 piani e un raddoppiarsi del costo di soldi pubblici? Era sbagliato il primo progetto o sovradimensionato questo?
– Se la Pediatria deve per forza essere realizzata in quello specifico punto, perché nel bando della nuova Pediatria si parla di struttura polifunzionale? Quale certezza abbiamo che questa struttura “flessibile” non verrà utilizzata per altri scopi e la pediatria spostata altrove dopo qualche anno?
– Più volte si parla del rispetto dei vincoli relativi alle mura e alla distanza dei 26 metri (stabiliti da una documentazione planimetrica parzialmente ritoccata o cancellata), senza prendere in considerazione ciò che delle mura risiede nel sottosuolo (a soli 16 metri) e il vincolo visivo di cui parlano le leggi nazionali di tutela del paesaggio: è ovvio che una facciata di 72 metri per 31 di altezza avrebbe un impatto visivo determinante per l’area. Cosa si intende allora per contesto visivo e perché nessuno ne parla?
– Le mura adiacenti saranno oggetto a breve di restauro e valorizzazione (luci, camminamenti, ecc) con un costo di milioni di euro che ovviamente non avrà la stessa efficacia se alle spalle nascerà questo enorme complesso, che per ovvi motivi sarà anche sempre illuminato. Abbiamo così tanti soldi pubblici da spendere per opere che nella loro realizzazione potrebbero andare in contrasto?
– Da qui sorgono dubbi sul fatto che il grande parallelepipedo non sia l’unico che sorgerà nell’area interna alle mura del ‘500 (area di contorno e rispetto dell’Urbs Picta valutata prossimamente dall’UNESCO per la candidatura di Padova), infatti ci sono voci mai smentite che parlano addirittura di altri edifici similari da inserire nella stessa zona.

Sarebbe auspicabile che venissero dissipati i tanti dubbi presenti su questo manufatto, senza continuare ad omettere informazioni importanti “usando” come “scudo” il tema dei bambini malati e le loro famiglie (che di certo sono una priorità ma proprio per questo meritano di avere il massimo da questa operazione).
Inoltre se davvero il progetto è inattaccabile perché rispetta tutte le norme previste, le richieste di chiarimento esposte sopra dovrebbero trovare un veloce e preciso accoglimento.
Alziamo allora lo sguardo da quella piccola verità che ci viene raccontata per accorgerci che forse i “nemici” della Pediatria non sono i “cattivi” di turno che suggeriscono possibili proposte alternative, ma sono coloro che stanno solo chiedendo una struttura dedicatale in modo definitivo ai bambini malati, particolareggiata dalla vicinanza ad un parco verde che possa dare sollievo a chi si reca o lavora in quel luogo, rispettosa e fusa con l’ambiente storico e paesaggistico nel quale si inserisce. Forse i cattivi dovremmo essere tutti, tutti i padovani, e tutte le mamme, e tutti coloro che stanno combattendo per la stessa cosa: la pediatria migliore che si possa desiderare.

La redazione di inCivilis Padova